GIRONE EST

La Effe è rifiorita... partiamo dal seme: il 28 dicembre 2017.

Alessio Scandola ci racconta la "nuova" vita della Fortitudo.

13.02.2018 11:08

a cura di Alessio Scandola

E a Bologna sono quattro. La Fortitudo sembra avere trovato la quadratura del cerchio, soprattutto con le prove monstre di questi ultimi giorni contro Trieste e Verona. Ma com’è nata questa squadra, capace di inanellare da 20 giorni a questa parte prestazioni davvero convincenti? Per scoprirlo dobbiamo tornare indietro al 28 dicembre 2017, quando l’ormai famosa intervista a Robert Fultz scosse un ambiente già difficile di per sé. Il play sparò infatti a zero sui due americani, McCamey e Legion, rei di essere pesci fuor d’acqua in una squadra che, a suo tempo, vantava 12 senior, unica fra le 32 del lotto e troppi secondo il giocatore biancoblù. Dopo l’esclusione nelle vittoriose partite contro Piacenza e Mantova, Robert venne reintegrato nel gruppo, ma era chiaro che i delicati equilibri della squadra felsinea avrebbero avuto bisogno di una scossa.

E di scosse ne sono arrivate ben 3. La prima e la seconda in contemporanea, il 21 gennaio scorso: a Jesi la Effe gioca una delle peggiori partite della stagione, con i giocatori che sembrano andare ognuno per la propria strada, spaesati, brancolando nel buio e venendo subissati dal gioco arancioblù. Nel mentre, a metà terzo quarto, coach Boniciolli è costretto, a causa dei noti problemi di salute, ad abbandonare la guida dei suoi, che affondano e chiudono con uno scarto di 21 punti. La convalescenza del vulcanico coach ha costretto quindi l’affido della squadra al vice, Stefano Comuzzo.

La terza scossa durante la settimana successiva: Alex Legion è indisponibile, ufficialmente per un’influenza, ed è costretto a saltare la sfida contro Ferrara. Derby che viene dominato totalmente dai bolognesi, con McCamey che gioca solamente 4 minuti per una distorsione alla caviglia che lo terrà fuori anche nella successiva vittoria contro Orzinuovi. Legion a questo punto viene ceduto a Mantova, e con Sylvere Bryan ormai accantonato la rotazione scende a 10 uomini.

Si arriva dunque a due match clou, contro la Trieste che è prima in classifica ma che non sa più vincere lontano dal suo fortino, e contro la Verona che è, insieme a Treviso, la squadra più in forma tra le 16 ad Est. E qui, rileggendo le parole del “vecchio” Robert, verrebbe quasi da chiedergli scusa, dandogli totalmente ragione. In primis la difesa: quello che è sempre stato un marchio di fabbrica di tutte le squadre di Boniciolli, ha avuto un ulteriore upgrade sotto la guida di Comuzzo. Più che i 65 punti subiti da Trieste, è notevole vedere che Verona, che nelle ultime 10 era abituata ad 83,5 punti di media, è stata tenuta a soli 54 punti, ben 30 sotto la sua media. Ed è stata tenuta con delle rotazioni difensive impeccabili, che impedivano passaggi semplici con i raddoppi dei vari lunghi durante i pick and roll e le guardie pronte a sacrificarsi e veloci a recuperare sugli uomini che, giocoforza, rimanevano liberi. E poi l’attacco, che vede ancora una volta dare ragione a Fultz: partito sempre in quintetto dall’infortunio di McCamey, con la sua maturità ha dato sicurezza anche al resto della squadra, più sciolta nelle decisioni e ordinata nel gioco. E anche avere dei lottatori sotto canestro come Gandini e Chillo, pronti a catturare le carambole derivate dagli errori al tiro dei compagni, aiuta ad avere più chance di realizzare.

Ma quindi ora a Bologna è tutto rose e fiori? Sicuramente no, c’è ancora da migliorare, non ci si deve mai fermare. A partire da McCamey: deve dimostrare che il periodo positivo dei compagni è casualmente coinciso e non derivato dal suo ridotto minutaggio; sarà difficile per lui, perché nei pochi minuti avuti a disposizione nelle ultime due gare è stato molto individualista, senza mai far giocare la squadra e tirando con un complessivo 2/9. Deve trovare la forza di ripartire da quei 2 canestri, che ad inizio quarto quarto della sfida contro Verona hanno definitivamente tolto le castagne dal fuoco rispedendo gli Scaligeri a distanza di sicurezza. E l’altro aspetto su cui ci si deve concentrare è il non permettere alle squadre avversarie di riaprire la partita: vero che anche qui i vari parziali subiti sono coincisi con la presenza in campo del play americano, ma sia ieri e soprattutto contro Trieste i felsinei hanno dovuto vincere più volte la partita, dato che si sono fatti recuperare il vantaggio costruito in più occasioni, finendo addirittura sotto contro i biancorossi.

A questo punto due sfide sulla carta piuttosto semplici per i bolognesi andranno a verificare se la strada intrapresa è definitivamente quella da percorrere, in vista delle Final Eight di Coppa Italia. Imola farà visita al PalaDozza lunedì prossimo, poi la Effe giocherà a Bergamo tra 15 giorni. Per la prima gara sarà ancora sicuramente in panca Comuzzo, dato che proprio oggi Matteo Boniciolli si sottoporrà ad un piccolo intervento (in bocca al lupo da parte nostra!); vedremo se anche quando il coach tornerà ad occupare il proprio posto ci sarà una Fortitudo così letale per i propri avversari.

Nel posticipo del PalaNorda, Bergamo e Jesi a caccia di punti pesanti per i rispettivi obiettivi.
Super Hasbrouck (47 punti) trascina Jesi. Bergamo cade in casa!